<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>vinicola del sannio  essenze-sannite4 | vinicoladelsannio</title>
	<atom:link href="https://www.vinicoladelsannio.it/category/essenze-sannite4/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.vinicoladelsannio.it</link>
	<description>Il Sannio e i suoi vini</description>
	<lastBuildDate>Fri, 22 Mar 2024 11:52:50 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.39</generator>
	<item>
		<title>VINO &amp; TERRITORIO</title>
		<link>https://www.vinicoladelsannio.it/4_4/</link>
		<comments>https://www.vinicoladelsannio.it/4_4/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2018 16:31:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[@]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[essenze-sannite4]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.vinicoladelsannio.it/?p=19397</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;ANTICO FASCINO DEI VINI FALANGHINA Nella stagione autunnale l’ampia vallata solcata dal fiume Calore assume il volto di un grande...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>L&#8217;ANTICO FASCINO DEI VINI FALANGHINA</h3>
<p>Nella stagione autunnale l’ampia vallata solcata dal fiume Calore assume il volto di un grande mare dalle calde tonalità. Dappertutto è un’esplosione di colori, uno scenario variopinto con le vigne che si tingono di giallo, arancione, rosso o marrone.<br />
Le chiazze più vistose sono quelle dipinte dal vitigno falanghina, la varietà maggiormente coltivata nel Sannio, in particolar modo nella Valle Telesina.<br />
Il successo goduto oggi dai vini Falanghina è tale da risultare difficile immaginare di trovarsi di fronte ad un vitigno che ha rischiato di scomparire.<br />
Dalle uve di questo vitigno, attentamente allevate dagli storici conferitori della ‘Vinicola del Sannio’, produciamo vini dal fascino antico ma allo stesso tempo moderni, capaci di raccontare con immediatezza il carattere e il nerbo del territorio sannita. Grazie alla grande perizia dei nostri viticoltori e all&#8217;attenzione di chi lavora in cantina, un pubblico sempre più vasto è arrivato a conoscere le potenzialità di un vitigno che dona vini freschi, immediati, profumati. Vini che, sorso dopo sorso, conquistano soprattutto i giovani, ambasciatori di un consumo sempre più consapevole ed equilibrato. Il vitigno falanghina è quello che più di tutti riesce ad esprimere nel calice il territorio sannita, estrema sintesi del concetto di terroir, inteso non solo come appartenenza al territorio di produzione, ma come un articolato mondo fatto di simboli, emozioni, legami sociali e culturali che non trovano piena espressione in un termine solo. Questo vitigno è stato scelto come &#8220;ambasciatore&#8221; della &#8216;Città Europea del Vino 2019&#8242;, prestigioso riconoscimento che fregerà i ricchi e variopinti vigneti racchiusi tra gli antichi centri di Castelvenere, Guardia Sanframondi, Sant&#8217;Agata dei Goti, Solopaca e Torrecuso.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vinicoladelsannio.it/4_4/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>VINO &amp; CULTURA</title>
		<link>https://www.vinicoladelsannio.it/3_4/</link>
		<comments>https://www.vinicoladelsannio.it/3_4/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2018 16:24:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[@]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[essenze-sannite4]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.vinicoladelsannio.it/?p=19393</guid>
		<description><![CDATA[ONYX, IL VINO DEDICATO AL CUCCIOLO DI DINOSAURO &#8216;CIRO&#8217; Pietraroja è un piccolo centro sannita, collocato ad oltre 800 metri...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>ONYX, IL VINO DEDICATO AL CUCCIOLO DI DINOSAURO &#8216;CIRO&#8217;</h3>
<p>Pietraroja è un piccolo centro sannita, collocato ad oltre 800 metri di altitudine. Avamposto beneventano nel Parco nazionale del Matese, è apprezzato per la sua aria salubre, ideale per la stagionatura dei prosciutti. Questo grazioso paese è noto in tutto il mondo per essere la patria di &#8220;Ciro&#8221;, cucciolo di dinosauro a cui la scienza ha dato il nome di &#8216;Scipionyx samniticus&#8217;. Autore di questa sensazionale scoperta fu Giovanni Todesco, tecnico calzaturiero veronese con la passione per la paleontologia. Era il novembre del 1980: Todesco, da poco trasferitosi in Campania per lavoro, finì quasi per caso in questo «paesetto arroccato su di un monte che sembrava – così ama ricordare Pietraroja – una cartolina di Natale». Quel giorno, in compagnia di moglie e figli, riuscì a salvare dalle furie delle ruspe, in azione alle porte del paese, alcune lastre in pietra su cui erano impressi dei fossili. Pochi giorni dopo la Campania tremò. A seguito del terremoto Todesco fece ritorno nella sua San Giovanni Ilarione, portandosi dietro quelle lastre, che restarono conservate per diversi anni in  alcune scatole. Quasi dimenticate. Le tirò fuori  tredici anni dopo, per farle  osservare da un luminare della materia, il professore Giorgio Terruzzi. Osservando una delle lastre il docente milanese «sgranò gli occhi e rimase fermo a guardarla». E, dopo averla ispezionata per bene, «sbiancò in viso, le mani gli tremavano e incominciò a gridare &#8220;Ė lui, è lui!&#8221;». Dopo quella sera trascorsero cinque anni di silenzio, durante i quali il dinosauro fu esaminato da vari gruppi di ricercatori. Nel 1998 &#8220;Ciro&#8221; venne riconosciuto dalla comunità scientifica come uno dei fossili più importanti nella storia della paleontologia, conquistando la copertina di &#8216;Nature&#8217;, rivista tra le più antiche e prestigiose. Gli studi sono poi continuati, dimostrando che questo teropode, lungo poco più di venti centimetri, è un cucciolo del tutto speciale: fra i più completi che esistano, appartiene a una famiglia sconosciuta ed è il primo al mondo ad avere conservato gli organi interni.<br />
Per rievocare questa sensazionale scoperta, avvenuta in un piccolo paese che dista solo qualche manciata di chilometri dal luogo dove opera &#8216;La Vinicola del Sannio&#8217;, nel 2015 abbiamo lanciato  l&#8217;etichetta &#8216;Onix&#8217;. Iniziativa concretizzatasi grazie alla disponibilità della Soprintendenza dei beni archeologici, che autorizzò la riproduzione sull&#8217;etichetta del dinosauro vissuto 113 milioni di anni fa. Il vino fu presentato al &#8216;Vinitaly&#8217;. Giovanni Todesco venne a farci visita allo stand; gli donammo la prima bottiglia di quel vino che definimmo &#8220;tal quale&#8221; perché ottenuto attraverso una vinificazione tradizionale, frutto della secolare esperienza contadina. Nel consegnare quella bottiglia, abbiamo voluto ringraziarlo  per quella scoperta casuale che ha acceso l’attenzione del mondo intero sulla nostra amata terra sannita, che oggi è tornata a custodire questo prezioso tesoro, collocato nell’ex Convento San Felice di Benevento.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vinicoladelsannio.it/3_4/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>VINO &amp; STORIA</title>
		<link>https://www.vinicoladelsannio.it/2_4/</link>
		<comments>https://www.vinicoladelsannio.it/2_4/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 Dec 2018 19:42:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[@]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[essenze-sannite4]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.vinicoladelsannio.it/?p=19386</guid>
		<description><![CDATA[LE ATMOSFERE CARDUCCIANE DELLA ‘CITTÁ EUROPEA DEL VINO 2019’ «Perché ti fa diletto gustar di Castelvenere il vinetto!». Era lo...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>LE ATMOSFERE CARDUCCIANE DELLA ‘CITTÁ EUROPEA DEL VINO 2019’</h3>
<p><em>«Perché ti fa diletto gustar di Castelvenere il vinetto!»</em>.<br />
Era lo slogan di una cartolina di inizio ‘900, ritraente Via Chiesa (oggi via Roma), cuore di un paese che da poco aveva superato le mille anime. In questa cartolina –  che faceva parte di una serie dedicata alle bellezze che circondavano le terme di Telese, meta della Bella Époque napoletana – colpiscono alcune botti posizionate nei pressi del pozzo di acqua pubblica che sorgeva lungo la strada. I vinificatori del paese erano particolarmente attenti alla pulizia delle botti. Sapevano bene che se il vino vecchio era stato conservato sano, bastava solo risciacquarle «ripetutamente e in ultimo con un po’ di vino buono». Se il vino era invece finito di spunto bisognava fare in modo che la botte venisse «trattata con liscivia e poi con acido solforico al 2% e poi risciacquata energicamente». In caso di vino ammuffito, la botte notevolmente avariata andava scartata, altrimenti «trattata con soda caustica in soluzione al 10%».<br />
Era questa l&#8217;operazione più faticosa, considerato che bisognava trasportare le botti presso il prezioso pozzo. Occorreva tirarle fuori dalle grotte di tufo per poi percorre la stradina tutta in salita.<br />
Il reticolato delle cantine del centro storico è una vera e propria opera d’arte legata al “saper fare” contadino, un &#8220;ecomuseo&#8221; che è stato utilizzato per la vinificazione fino a pochi decenni fa.<br />
In questo scenario si muovevano con grande fatica i protagonisti che hanno fatto di Castelvenere il paese del Meridione con la più alta densità di vigne. Fatica ricompensata dal fatidico momento in cui il vino nuovo poteva essere riposto nelle riposanti oscurità delle cantine. I nettari, estratti dai grossi tini di castagno dove era appena terminata la fermentazione, venivano messi da parte. Entravano in azione i torchi, per estrarre ogni parte liquida dalle vinacce, ottenendo il cosiddetto torchiato, che a volte veniva unito al primo vino. Gli accorti vinificatori del paese preferivano, invece, lavorarlo a parte, consapevoli che l’aggiunta del torchiato comprometteva la qualità dei vini, trasmettendo «il suo speciale gusto poco gradevole».<br />
Passeggiando lungo questa stradina sembrano ancora udirsi i vocii provenienti dal fondo delle cantine. Ci si immerge in quell&#8217;atmosfera carducciana che segnava la quotidianità di questo piccolo borgo all’alba del Novecento. Respirando pienamente «l&#8217;aspro odor dei tini» che allietava l&#8217;animo dei nostri antenati, a cui dobbiamo dire grazie se oggi Castelvenere ha ottenuto il riconoscimento di ‘Città Europea del Vino 2019’.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vinicoladelsannio.it/2_4/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vino&amp;Tradizione</title>
		<link>https://www.vinicoladelsannio.it/1_4/</link>
		<comments>https://www.vinicoladelsannio.it/1_4/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 Dec 2018 18:53:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[@]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[essenze-sannite4]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.vinicoladelsannio.it/?p=19376</guid>
		<description><![CDATA[L’ESTATE DI SAN MARTINO E LE PREGHIERE PER LA NUOVA STAGIONE «L&#8217;estate di San Martino dura tre giorni e un...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>L’ESTATE DI SAN MARTINO E LE PREGHIERE PER LA NUOVA STAGIONE</h3>
<p><em>«L&#8217;estate di San Martino dura tre giorni e un pochino»</em>.<br />
Nel pieno dell’autunno, mentre la terra sannita regala i suoi ultimi frutti, si irradia nell’aria una temperatura più mite.<br />
San Martino, che il calendario religioso festeggia l’11 novembre, è una figura particolarmente cara al mondo contadino profondamente legata al vino, tanto che un antico detto popolare recita che in concomitanza di questa ricorrenza ogni mosto diventa vino.<br />
La tradizione vuole che il giorno di San Martino sia quasi ogni anno una bella giornata di sole, tanto da rievocare un ritorno della bella stagione. Motivo per cui si parla di «estate di San Martino». Tutto nasce dalla leggenda, che vuole che in tale data il giovane Martino incontrasse tra le campagne della Gallia un mendicante rattrappito dal freddo. Gli offriva metà del suo mantello ed ecco, dopo pochi attimi, splendere un bel sole che allontanò la morsa del freddo.<br />
Sono questi i giorni in cui il mondo agricolo leva al cielo una preghiera di ringraziamento, riflettendo sulla stagione appena conclusa e augurandosi abbondanza e prosperità per quella che sta per avviarsi. Nei tempi addietro era il tempo in cui avveniva la suddivisione dei raccolti tra il padrone e il mezzadro, mantenendo fede a tutto quanto sancisse il loro contratto.<br />
Per il contadino che non si vedesse rinnovare il contratto significava perdere il lavoro e anche la casa.<br />
Con la propria famiglia era costretto a spostarsi da un podere all’altro, con la speranza di tempi migliori, portando con sé tutto quel che aveva.<br />
Niente mobili, solo un letto per dormire, gli attrezzi del lavoro e gli utensili della cucina. Infine la vera ricchezza, costituita da alcuni sacchi di frumento, da quelli di patate e di mais, dalla frutta e dalle castagne appena raccolte.<br />
Solo il tempo di raggiungere la nuova abitazione, il nuovo lavoro, ed ecco che la delusione si trasformava in un giorno di festa, brindando con il vino vecchio che andava consumato – tutto – in modo da poter pulire le botti dove andava riposto il frutto della vendemmia da poco terminata.<br />
Rievocando questa immagine, assaporando caldarroste accompagnate da un sorso di vino novello, il primo frutto dell’ultima stagione, l’intero team della ‘Vinicola del Sannio’ alza al cielo la preghiera di una stagione clemente, di una campagna abbondante, che doni ai viticoltori, i veri protagonisti del mondo agricolo, il giusto frutto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.vinicoladelsannio.it/1_4/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
